[...] pare più appropriato usare il termine ‘segno’ come nome dell’unità che consiste di forma del contenuto e di forma dell’espressione, ed è stabilita dalla solidarietà che abbiamo chiamato funzione segnica. (p. 63) - Hjelmslev (1968) Per il momento dovremo accontentarci della vaga concezione tradizionale. In base ad essa un «segno» [...] è caratterizzato in primo luogo dal suo essere un segno ‘di’ qualcos’altro: peculiarità che [...] pare indicare che un «segno» è definito da una funzione. Un «segno» funziona, designa, denota: un segno, in quanto si distingue da qualcosa che non è segno, è portatore di significato. (pp. 47-48) - Hjelmslev (1968) Il segno è [...] segno di una sostanza del contenuto e segno di una sostanza dell’espressione. È in questo senso che si può dire che il segno è segno di qualcosa. (p. 63) - Hjelmslev (1968) Il segno è un’entità a due facce, che guarda come Giano in due direzioni, e si volge «all’esterno» verso la sostanza dell’espressione, e «all’interno» verso la sostanza del contenuto. (p. 63) - Hjelmslev (1968)
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