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Un soggetto grammaticale, come tale, è un elemento la cui presenza non risulta da una scelta: il parlante non sceglie di usare il soggetto o no, perché, per così dire, un soggetto è per definizione, quello che deve essere aggiunto a un predicato per formare una frase in quelle lingue in cui abbiamo il diritto di parlare di un soggetto. Quindi, dato che l’introduzione della funzione soggetto non è mai una questione di scelta, possiamo dire che questa funzione è priva di significato. Una conseguenza formale di ciò è la tendenza ad eliminare ogni marca della funzione soggetto, così che un 'signifiant' zero corrisponda a un 'signifié' zero. (pp. 138-139) - Martinet (1984) Un soggetto è differente da un complemento soltanto perchè costitutivo della frase minima. Quindi, ogni qualvolta parliamo di un soggetto ci riferiamo ad una situazione linguistica in cui soggetto e predicato sone entrambi ugualmente indispensabili, dato che il nostro criterio è l’indispensabile, e sorge il problema di come possiamo decidere quale è l’uno e quale è l’altro. Se la nostra terminologia ha un senso, il soggetto dovrebbe essere quello che in qualche modo è più vicino agli elementi marginali e facoltativi della frase: in molte lingue, come l’inglese e il francese, la funzione soggetto può essere attribuita a quei monemi (nominali) che assumono altrove le funzioni di complementi; in italiano e in spagnolo, oltre a questi monemi, possono assumere la funzione di soggetto certe modalità del predicato, come in 'mangiano', 'comen'. Nella lingua malgascia i monemi con funzione di soggetto devono essere marcati precedentemente conosciuti o menzionati, il che mostra che sono marginali dal punto di vista informativo. La possibilità che alcune lingue non distinguano chiaramente fra due asserzioni successive e la successione soggetto + predicato non può essere trascurata. (pp. 95-96) - Martinet (1984) Il soggetto, definito come quello che accompagna necessariamente il predicato, è una funzione di certe classi di monemi che, nella scia della traduzione, potremmo chiamare monemi nominali e pronominali. (p. 77) - Martinet (1984)
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