Citazioni |
 |
Secondo la teoria del fonema, ogni frase, in ogni lingua è interamente analizzabile in una successione di unità distintive: queste unità sono discrete e il loro numero in una lingua è strettamente determinato. Sono stati escogitati dei metodi per l’analisi della frase in segmenti fonematici. È chiaro, per esempio, che la parola spagnola 'mucho' risulta di quattro fonemi successivi: il segmento corrispondente al gruppo 'ch' della scrittura è un solo fonema, benché cominci come una [t] occlusiva e finisca come una fricativa [š], perché questa fricativa non s’incontra mai nello spagnolo casigliano se non preceduta da una occlusiva, il che implica che questa occlusiva, come tale, è automatica, e non distintiva. Le ragioni di considerare il complesso consonantico all’inizio della parola inglese 'chip' come un unico fonema sono indubbiamente molto convincenti, benché non tanto ovvie quanto per il caso dello spagnolo 'ch'. Ma ci sono molti esempi di casi in cui non è stato mai possibile mettersi d’accordo e decidere se aveva a che fare con uno o con due fonemi successivi: taluni analizzano la parola inglese 'ice' in due, altri in tre fonemi. Se 'ice' presenta due segmenti fonematici, un fonema /ai/ deve essere elencato fra le unità fonematiche della lingua; questo comporterà probabilmente che si prenda una decisione simile per quanto riguarda /au/ come primo dei due segmenti di 'out'. Se per contro, 'ice' è costituito di tre segmenti, 'out' ne segue l’esempio e l’inglese perde due fonemi. (pp. 21-22) - Martinet (1984)
|