Seleziona la sigla di un'opera per consultare le informazioni collegate

Lemma  dialetto 
Categoria grammaticale 
Lingua  italiano 
Opera  Martinet (1984) 
Sinonimi   
Rinvii   
Traduzioni   
Citazioni 

Ma ad ogni momento le forme del dialetto₂ possono, nella parlata di questi ultimi, essere trasferite al dialetto₁ con appena i necessari adattamenti fonologici e morfologici. (p. 166)
- Martinet (1984)

Si potrebbe obiettare che se il dialetto₂ implica il bilinguismo, in contrapposizione al dialetto₁, sarebbe meglio e più chiaro chiamare il dialetto₂ una lingua, termine implicito in «bilingue».Ma si sottintende che una lingua goda di una posizione che non può essere in alcun modo accordata a molti dialetti₂ che sopravvivono soltanto come mezzi di comunicazione impoveriti di segmenti rurali ritardatari di una comunità. La diffusa riluttanza a parlare di bilinguismo nel caso di situazioni che coinvolgono dei dialetti₂ è dovuta precisamente all’impressione che così facendo si accorda loro una posizione che non meritano. (pp. 159-160)
- Martinet (1984)

La varietà linguistica su larga scala all’interno di un’unica comunità è generalmente trattata, sia dal profano che dal linguista, in termini di dialetti. Altri termini come gergo, cadenza, patois, 'bable', 'Platt', si riferiscono a varietà che sono in definitiva presentate sotto la rubrica della dialettologia. Qualunque tentativo da parte degli specialisti di usare questi termini senza una previa ridefinizione finisce con l’essere insoddisfacente, perché questi termini sono in realtà delle designazioni del tutto non specifiche usate, con una punta di disprezzo, dalla norma dei parlanti in riferimento a qualunque varietà di parlata che non è socialmente accettabile. (p. 157)
- Martinet (1984)

La stessa possibilità che un dialetto sparisca per interruzione nella trasmissione indica chiaramente che questo dialetto è un dialetto₂. Un dialetto₁ non può sparire, dato che, nel caso di unilingui, è la sola forma di lingua a disposizione. L’effetto della guerra sarà di renderlo più vicino, se non alla «norma», perlomeno alla forma media di lingua. (p. 162)
- Martinet (1984)

Ci vorrebbe dunque un termine, diciamo, «dialetto₁» per riferirci alle forme linguistiche usate da unilingui nelle loro comunicazioni orali con altri membri della comunità, anche con quelli che usano qualche altro dialetto₁. La forma di lingua di New York City e quella di Chicago sarebbero dunque chiamate due dialetti₁ dell’inglese d’America, dato che chi parla uno di questi non esiterà ad usare la propria forma di lingua rivolgendosi a chi parla l’altro dialetto₁. Un altro termine, diciamo «dialetto₂», designerebbe forme linguistiche usate come un vernacolo da bilingui nelle loro comunicazioni con certi particolari membri della comunità, mentre il dialetto₁ è usato con altri membri; quelli che parlano un dialetto₂ sono, infatti, una comunità più piccola, (provinciale) all’interno di una comunità più grande (nazionale) […] È chiaro che i dialetti₂ sono probabilmente più divergenti dei dialetti₁, dato che se non lo fossero e se, quindi, il loro uso non ostacolasse la mutua comprensione, quelli che parlano un dialetto₂ non si prenderebbero la pena di imparare un dialetto₁ che non è il loro vernacolo […] Se i dialetti₁ godono tutti dello stesso prestigio, o se uno di loro, o un gruppo di loro, è collocato più in alto e non è quindi più considerato un dialetto, ma la norma, è di nuovo un altro problema; il prestigio è difficile da misurare ed è meglio che non intervenga nelle classificazioni linguistiche. (pp. 158-159)
- Martinet (1984)

 
Creative Commons License
Dizionario generale plurilingue del Lessico Metalinguistico is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at dlm.unipg.it